La specialità

La specialità, il piatto forte della proprietaria di un’insolita dimora in mezzo al bosco, ha qualcosa di veramente straordinario. Né è convinto chi per caso, o fatalità, è invitato ad assaggiarla.

Ne volete ancora? Per favore non fate complimenti.
Vi ho già detto che per me è un piacere.
È da troppo tempo che non ho ospiti.
Ah, mi ricordo quando in questa stanza eravamo sempre almeno in dieci.
C’erano ancora i miei genitori, i miei fratelli e mia sorella Maria.
Sapete io ero la figlia più anziana. Sono stata quasi una seconda madre per loro.
Sì. Quella è una foto di mamma. Morta, mettendo al mondo Paolino.
Poi, a poco a poco, se ne sono andati tutti.
No, non solo da questa casa. Da tutto il paese.
Sì, perché una volta questo era un vero paesino.
Ah, non avete visto le altre case? Troppa pioggia? Domattina ve le mostrerò.
Vi mostrerò anche dove c’era il negozio di alimentari, che faceva da bar e da punto di ritrovo per tutti.
C’era anche una chiesetta, crollata dieci anni fa.  Mi sono sposata lì con Gino.
Ah quanti ricordi.
Come dici? Dove sono andati tutti?
Pietro, che dirti? Ah ti chiami Giovanni? Scusami. La memoria mi fa sempre più spesso dei brutti scherzi.
Dove sono andati, mi chiedevi ?
Beh, i vecchi sono morti e i giovani sono emigrati all’estero.
Maria è andata in Australia e da allora non l’ho più vista.
Gli altri miei fratelli sono tutti in giro per il mondo.
Ogni tanto qualcuno passa a trovarmi. Solo Paolino abita ancora in paese. Sì, proprio dove dovevate arrivare se non vi foste persi.
Siete proprio sicuri di non volere altre lasagne? Non mangiate da questa mattina. Starete morendo di fame.
Ve la siete vista brutta eh? In mezzo al bosco sotto un temporale. Siete stati fortunati a vedere la luce della mia casa.
Certo che vi siete proprio allontanati. Domani vi mostrerò dove prendere il sentiero.
Sono un paio d’ore di cammino oppure una ventina di minuti in auto, anche se qui di auto non ne arrivano mai. Solo una moto ogni tanto. Quella di Nicolò, mio nipote, il figlio di Paolino, che passa a portarmi la spesa.
Eccovi un’altra porzione. Mi piace vedere il vostro appetito.
Sapete, una volta le preparavo ogni settimana. A Gino piacevano tanto.  L’ho conquistato anche con la mia cucina.
Sapete, Gino non era da queste parti. Era un commilitone di Oreste, il mio gemello. Era venuto qui di persona a dirci quello che era successo a mio fratello.
Quanto era bello Gino.
Mi sono innamorata subito di lui. È stato il mio primo uomo.
Il mio unico uomo.
Guardate la foto. Non era stupendo?
Qui eravamo in viaggio di nozze.
Al mare per una settimana.
Io non avevo mai visto il mare, e poi non mi sono più mossa da qui. C’erano tante cose da fare: aiutare papà, badare ai mie fratelli, alla terra, agli animali.
Per fortuna c’era Gino. Ha preso il posto di Oreste come capofamiglia.
Papà dopo la morte di Oreste non era stato più lo stesso. Troppi lutti. Una vita troppo dura.
Aveva cominciato a bere.
Gino era istruito, sapete? Quanti libri si era portato qui. La scuola per lui era importante. Era riuscito a convincere papà che i miei fratelli dovevano studiare. Io ero d’accordo. Per me era tardi ormai, ma era giusto che i piccoli potessero avere una vita diversa.
Se avessi avuto dei figli li avrei voluti laureati. Un figlio avvocato, ci pensate?
No, purtroppo no. Il Signore non me li ha donati, ma non parliamone ora.
Pensiamo alle cose belle della vita.
Sono buone, vero? Non le facevo da anni, ma non ho perso la mano.
Come dici, cara? Scusa mi ricordi il tuo nome?
Allora Marta, no, non ci vuole molto. Appena siete arrivati in mezzo a quella tempesta ho pensato che dovevo festeggiare una visita così inaspettata.
Mentre eravate a farvi la doccia e a riposare ho preparato la pasta e il più era fatto. Poi un po’ di verdure del mio orto e le lasagne primavera erano pronte.
Cosa dici, caro? Dovrei aprire un agriturismo? Ho gli animali, l’orto, sono una brava cuoca, la casa è grande? Mi faresti il sito internet?  E a che servirebbe? Io qui non ho neppure il telefono. In questa zona non prende neppure il cellulare.
Ma questo lo sapete meglio di me, altrimenti avreste chiamato aiuto.
E poi chi volete che venga da queste parti? Solo qualcuno che ha sbagliato strada come voi.
Sapete che non è la prima volta che succede? Un paio di anni fa era capitato lo stesso a una coppia di ragazzi tedeschi. O austriaci? Non me lo ricordo più.
Questa maledetta memoria.
Cosa vi stavo dicendo? Ah sì. Anche loro con la nebbia non avevano visto la deviazione all’inizio del sentiero e si erano trovati qui.  Li avevo ospitati. Due ragazzi molto simpatici.
Peccato non parlassero italiano. Avevano un vocabolario. Sì, proprio quello lì, la mattina quando sono partiti, l’hanno dimenticato qui.
Ah, se ci fosse stato Gino sarebbe stato diverso. Aveva lavorato in Germania da ragazzino. Avrebbe scambiato volentieri due chiacchiere con loro.
Io non ho mai avuto modo di imparare le lingue.
Anche senza parlare tedesco, però, ho capito che le lasagne erano piaciute molto. Avevano spazzolato tutta la teglia.
E non avevano neanche assaggiato questo dolcetto fatto con le mele dei miei alberi. Tutti prodotti naturali.
Sì, Marta.
Hai Visto che ora mi ricordo il tuo nome? Non sono così svanita.
Sì, possiamo chiamarle biologiche. So che ora le chiamano così.
Non ho la televisione e anche la radio non prende bene, però Niccolò quando viene mi porta qualche giornale e mi tengo informata.
Poi anche io scendo in paese quando serve. Non sarò una bambina ma cammino ancora bene e un paio d’ore a piedi non mi spaventano.
Vado a fare due commissioni, passo dal medico se ne ho bisogno e poi vado a salutare Gino.
Sapete, è morto proprio davanti al cimitero. Eravamo andati insieme a portare un fiore a Oreste.
Un brutto incidente. Tanti anni fa.
Paolino mi dice sempre di andare a vivere da lui. C’è una stanza in più, sua moglie sarebbe felice di avermi con loro. Niccolò, poi, sta per partire per l’estero. Anche lui. Cosa ci sarà all’estero poi.
Io preferisco restare qui. Con i miei ricordi, il mio orto, i miei animali e i libri di Gino.
Cosa andrei a fare in paese? Troppa gente, troppi turisti d’estate. Ormai mi sono abituata alla mia solitudine.
Se mi manca la compagnia delle persone? Qualche volta di sera, quando ho più tempo per pensare.
Voi, che siete giovani, riuscite a passare del tempo a tavola? A dedicarvi alla cucina? A chiacchierate con i vicini? Vi ritrovate con gli amici a parlare di sera?
Oppure siete sempre davanti alla televisione o attaccati l cellulare?
Cosa ci sarà poi da fare dentro il cellulare? Secondo me è una droga.
Io lo vedo Nicolò quando viene qui. Non c’è segnale e sembra che gli manchi l’aria.
Cosa avrà mai da farci col cellulare?
No, Giovanni, non dico che non sia utile ma, come diceva Gino, non bisogna mai esagerare.
Era tanto saggio il mio Gino. Quanto vorrei fosse ancora qui.
Scusatemi. Sono proprio una vecchia brontolona. Vi starò annoiando con le mie chiacchiere.
Vi lascio andare. Immagino siate distrutti. Camminare tutto il giorno, perdervi e poi ritrovarvi a sentire le chiacchiere di una vecchia smemorata che vi rimpinza di lasagne.
No. Non dirlo neanche per scherzo Marta. Sparecchio io. Andate a dormire.
Io sistemo tutto per domattina, così di buon’ora, dopo una buona colazione, potrete rimettervi in cammino.
No, non ringraziatemi. Siete voi che mi state facendo un favore. Domani sarebbe stato il compleanno  di Gino. Ogni anno preparo un dolce speciale che gli piaceva tanto. Quest’anno non lo mangerò da sola o con Paolino se verrà a trovarmi.
No, non posso dirvelo. Sarà una sorpresa. Fidatevi di me. Buona notte ragazzi.
Bene. Di nuovo sola. Ragazzi simpatici.
Ora vediamo di far tutto per bene.
Allora, dove saranno tutte le cose necessarie?
Non le tiro fuori da quella volta dei ragazzi tedeschi.  O erano austriaci?  Boh. Ah questa memoria.
Vediamo, dove avevamo messo tutto? In soffitta? No. Nella stalla? No. Neanche lì.
Nell’armadio grande in cantina. Ecco dove.
Paolino sarà felice domani di trovare tutto pronto.
La scorsa volta si era arrabbiato così tanto. Non l’avevo mai sentito urlare così.
Questa volta faremo presto. Con la terra così morbida sarà un attimo scavare una buca nell’orto e seppellirli. Sento già i loro primi lamenti. Meglio chiudere la porta a chiave. Non vorrei che cercassero di uscire.
Basteranno pochi minuti. Le mie lasagne al topicida non perdonano.
Sono o non sono la mia specialità?
Maledetti turisti. Non dovevate investirlo Gino. Non dovevate farlo. Non dovevate lasciarmi da sola.
Ma è già mezzanotte? Buon compleanno amore.
Mi manchi ogni giorno di più. [...]